
| I
nostri prodotti |
 |
| ON
LINE |
| |
News
Ausili. In Italia? Per l'inventore di Facemouse "c'è un ritardo di
almeno 20 anni"
Parla Simone Soria, affetto da tetraplesi spastica
grave dalla nascita, il primo a laurearsi in ingegneria informatica: "La
classe politica ignora i drammi dei disabili motori"
CASOLI
(CH) - Simone Soria è un disabile affetto da tetraplesi spastica grave
dalla nascita. Non senza difficoltà è riuscito ad avere una vita sociale e
scolastica alla pari dei suoi compagni. E' stato il primo disabile con
handicap motorio "gravissimo'' a laurearsi nel 2004 in Ingegneria
informatica, tra l'altro in corso e con lode. Durante la tesi di laurea ha
ideato ed iniziato a sviluppare l'ausilio informatico per disabili chiamato
"FaceMouse". Si tratta di un software che permette di utilizzare
il computer, scrivere e comunicare senza utilizzare mani: è sufficiente
muoversi davanti ad una webcam, piccola telecamera collegata al computer.
Soria ha messo al servizio degli altri il suo genio e le sue
conoscenze e capacità. Con questo spirito ha fondato l'A.i.d.a. (Ausili ed
informatica per disabili e anziani), che progetta e sviluppa tecnologie
nuove per disabili anche gravi. L'ingegnere Soria oggi visita diversabili in
Italia e all'estero per far provare loro gli ausili che ha creato, primo fra
tutti "FaceMouse".
Simone, a cosa servono le nuove tecnologie della comunicazione?
Le nuove tecnologie devono essere un aiuto alla persona,
qualunque persona, disabile e non. E' chiaro che per un individuo con un
handicap motorio che non usa le mani può essere davvero un mezzo per
integrarsi con la società. Credo che il computer sia uno dei pochi
strumenti che permetta al disabile di comunicare, studiare, lavorare e
sentirsi quindi un po' autonoma.
L'Italia è un paese che molto spesso paga pegno sulle innovazioni
tecnologiche, tu cosa ne pensi?
La nostra società l'A.i.d.a. è l'unica in Italia a
sviluppare ausili innovativi anche per i disabili gravi. Le altre aziende
italiane vendono soprattutto degli ausili importati dall'estero: Nord Europa
e America. Stiamo lavorando per promuovere "FaceMouse", l'ausilio
è in commercio da un anno e mezzo, abbiamo bisogno di farci conoscere, il
problema più grande, in generale, è quello di sapere che una cosa esiste.
Se avessi qui un esponete politico locale o nazionale cosa vorresti
dirgli?
Occorrerebbero maggiori fondi per le famiglie. Il nostro
ausilio non costa molto, 1600 euro, però alcune famiglie hanno difficoltà
anche a pagarne 100, l'ausilio dovrebbe essere un diritto come lo è
l'istruzione. Il Ministero dell'Istruzione dovrebbe informare dell'esistenza
di questo strumento, già questo sarebbe un vantaggio a livello culturale.
Mi spiego meglio: gli studenti hanno un quaderno e un libro, i disabili
hanno il diritto di avere il quaderno qualunque esso sia.
Le nuove tecnologie cambiano velocemente, cosa ti aspetti da qui a
dieci anni?
Quando ho iniziato ad usare il pc avevo sei anni, quando ho
iniziato a lavorare per i disabili avevo 25 anni. Le persone con handicap
motori che vedevo allora e oggi hanno gli stessi problemi. C'è stato un
blocco degli ausili almeno di venti anni. Solo da poco si è mosso qualcosa,
ma non è detto che ci sia un aumento della tecnologia di massa anche perché
i disabili hanno diverse esigenze. La situazione è che l'80% delle persone
non conosce quali siano i problemi dei portatori d'handicap motori e anche
la classe politica ne ignora i drammi. Forse sarebbe utile organizzare per
loro un convegno. (Luca Cupaiolo)
(3 aprile 2007)
°°°°°°

|
FaceMOUSE'',
quando è l'ausilio ad adattarsi alla persona disabile
|
Cultura- autore:
Redattore sociale
|
|
MODENA
– Ingegnere (laureato con 110 e lode) e imprenditore. E’ Simone Soria,
27 anni, affetto da tetraparesi spastica grave: con un collega
coetaneo, Emanuele Perini, ha fondato Aida (Ausili e informatica per
disabili e anziani) srl e ora lavora “soprattutto per passione” –
stupendo anche i giapponesi – , ma anche “per dovere verso altre
persone disabili, che non hanno nemmeno l’opportunità di cercare di
esprimersi e realizzarsi”. Simone Soria si è laureato a 24 anni,
“inventandosi” come tesi di laurea un ausilio battezzato poi
“FaceMOUSE”, “che permette di pilotare – racconta – il cursore
del mouse muovendo il capo o qualunque parte del corpo che il disabile
controlli, senza l’utilizzo di mani, voce e di alcun sensore: è infatti
sufficiente muovere il capo, la bocca, un braccio o una gamba dinanzi a
una economica telecamera collegata al computer. Il movimento può essere
ampio o ridotto: muovendo il cursore del mouse la persona è in
grado di scrivere, comunicare, navigare in internet e utilizzare tutte le
funzioni del computer”.
La
novità di “FaceMOUSE” è che il sistema ad adattarsi alla persona e
non viceversa, come invece accade spesso con altri ausili.
“Proprio per questa capacità di adattamento – aggiunge Simone –
‘FaceMOUSE’ risulta essere adatto a molte disabili motori, anche
gravi”. L’ausilio è stato testato con alcuni ragazzi disabili motori
dell’Anffas di Modena; “grazie al loro contributo è stato possibile
migliorare l’ausilio tanto da adattarlo anche alle loro esigenze. Ma
‘FaceMOUSE’ è stato anche sperimentato con bambini dai 10 ai 15 anni,
ottenendo buoni risultati e grandi soddisfazioni”.
Dopo
la laurea? “Mi sono inventato e creato un lavoro fondando Aida srl, per
proporre ‘FaceMOUSE’ ad altre persone disabili. Ho
rinunciato a tutti i privilegi sindacali riservati ai lavoratori disabili
dipendenti, per poter esprimere la mia creatività e capacità
professionale, cosa che mi sarebbe stata impossibile lavorando come
dipendente: nonostante si parli di inserimento lavorativo mirato, in
realtà la maggior parte delle aziende costituiscono ancora un
‘parcheggio’ per i disabili. D’altra parte anche come
imprenditore sono soggetto a più rischi e più sacrifici dovuti al
mio handicap: ad esempio, per girare l’Italia per proporre
‘FaceMOUSE’ devo pagare un accompagnatore, e secondo le istituzioni il
tutto dovrebbe rientrare nelle 440 euro mensili dell’assegno
d’accompagnamento (che equivalgono a circa 55 ore mensili, ossia solo 7
giorni lavorativi!). Senza poi parlare dell’investimento che a breve
dovrò sostenere per completare la procedura per ottenere il
brevetto, necessaria per tutelare la mia invenzione, per cui dovrò
trovare uno sponsor poiché la spesa è fuori dalla mia portata”.
Simone Soria
lavora “soprattutto per passione e per dovere verso altre persone
disabili, che non hanno nemmeno l'opportunità di cercare di esprimersi e
realizzarsi. Passione e dovere che però spesso si traducono in
soddisfazioni, quando riesco grazie a ‘FaceMOUSE’ a far
comunicare o lavorare bambini o ragazzi che prima non potevano farlo”.
Un’esperienza che si sta diffondendo non solo in Italia, ma anche nel
Sol Levante: “A gennaio sono stato in Giappone, a Yokosuka e Yokohama,
ospite dall’istituto governativo per la ricerca sulla disabilità (Nise)
per provare ‘FaceMOUSE’ con due bambini in scuole speciali: in
Giappone i disabili non vanno a scuola con tutti gli altri, ma sono in
scuole a loro dedicate. La sperimentazione è andata molto bene: i bambini
sono riusciti a usare l’ausilio”. Ausilio che si è rivelato
particolarmente prezioso per un bimbo: “la scuola non credeva che
capisse, invece grazie a ‘FaceMOUSE’ e alla musica siamo riusciti a
dimostrare il contrario. Ovviamente è stata per me una bella
soddisfazione e per loro una grande sorpresa”. (cv)
|
|